Attrazioni

Visita ai Musei Vaticani

Una visita ai Musei Vaticani è un’esperienza che si deve fare una volta nella vita. Anche se non siete folli appassionati d’arte, non potete dimenticare di inserire nel vostro itinerario per visitare Roma, una tappa in questi incredibili musei. Non potrete infatti rimanere insensibili davanti a tanta bellezza e siamo sicuri che tornerete a casa stanchi ma decisamente entusiasti.

Qui di seguito vi forniamo un itinerario di visita ai Musei Vaticani che mette in conto circa 3 ore. Dipenderà poi da voi impiegarci più o meno tempo a seconda di quanto tempo vorrete fermarvi ad ammirare le opere qui custodite.

Dato che sarà molto stancante, per evitare di cominciare la visita già con le pile scariche vi consigliamo di acquistare il biglietto on line per saltare la coda all’ingresso.

Dopo aver attraversato tutto il complesso museale salite su per la nuova scala a spirale e accedete nel Cortile delle Carrozze, punto di partenza di tutti i diversi itinerari di visita. Prima di cominciare però trovate un attimo per salire sulla terrazza, ne vale la pena. Di qui potrete ammirare la meravigliosa Cupola di San Pietro e i Giardini Vaticani.

Rientrate e passate per il Cortile della Pigna. Il cortile conserva, in una nicchia monumentale, una grande pigna di età augustea realizzata in bronzo. Di qui immettetevi nel lungo corridoio del Museo Chiaramonti. Continuate andando avanti a sinistra e salendo su per le scale fino al Museo Pio Clementino, che ospita gli esempi più belli della scultura classica del Vaticano. Attraversate poi il Cortile Ottagono dove rimarrete estasiati dalla bellezza dell’Apollo del Belvedere e dal gruppo del Laocoonte.

Il percorso poi si snoda attraverso una serie di sale, una più spettacolare dell’altra tra cui la Sala degli Animali, la Sala delle Muse (qui è ospitato il Torso del Belvedere) e la Sala Rotonda. Dalla Sala a Croce che si trova li vicino, salite poi la Scala del Simonetti che vi porterà alla Galleria dei Candelabri, la prima delle tre gallerie consecutive che formano un corridoio molto lungo. Unitevi alla folla dei visitatori attraverso la Galleria degli Arazzi e alla Galleria delle Carte geografiche, lunga ben 120 metri e con le parete ricoperte di carte geografiche del Cinquecento. Terminato il corridoio oltrepassate la Sala Sobieski arrivando fino alla Sala di Costantino, che rappresenta la prima delle quattro Stanze di Raffaello. Le altre tre sono la Stanza d’Eliodoro, la Stanza della Segnatura, che ospita la meravigliosa Scuola di Atene e la Stanza dell’incendio di Borgo. Queste stanze sono solo il preludio alla grandiosa Cappella Sistina.

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Le stanze di Raffello

Le Stanze di Raffaello sono 4 ampie sale all’interno dei Musei Vaticani, chiamate così poiché affrescate dal grande artista e dalla sua scuola di seguaci. Fanno parte dell’appartamento privato di Papa Giulio II  che nel 1508 ne commissionò l’affrescatura a Raffaello.

Come visitare le Stanze di Raffaello

Le 4 stanze raffaelliane sono una delle meravigliose attrazioni dei Musei Vaticani. Il percorso turistico passa attraverso un balcone del Cinquecento e conduce direttamente alle 4 sale. Questo percorso è attraversato da chiunque si diriga verso la Cappella Sistina.
Il biglietto di ingresso è lo stesso di quello dei Musei Vaticani, perciò potrete  visitare anche  la Pinacoteca, il  Museo Pio-Clementino, la Galleria delle Carte Geografiche, il Museo Gregoriano Egizio, il Padiglione delle Carrozze. Come è noto le file all’ingresso sono infinite perciò il nostro suggerimento è quello di procurarvi i biglietti on line per poter cominciare subito la visita.

Il museo è compreso nella card Omnia Vatican & Rome Pass.

Cosa vedere nelle Stanze di Raffaello

Le 4 stanze di Raffaello visitabili all’interno dei Musei Vaticani sono meta di milioni di appassionati, studiosi e turisti da tutto il mondo. Ogni stanza prende il nome dal tema principale dei suoi affreschi.

Stanza dell’Incendio: questa sala conserva il precedente lavoro sulla volta del Perugino (1507-1508) con temi legati alla Trinità, mentre il lavoro di Raffaello realizzò scene come l’Incendio di Borgo e l’Incoronazione di Carlo Magno.

Stanza della Segnatura: una sala affrescata riprendendo il tema della cultura umanistica, tra cui è impossibile non citare la famosa Scuola di Atene, simbolo della filosofia.

Stanza di Eliodoro:  affrescata tra il 1511 e il 1514, questa sala si affaccia sul Cortile del Pappagallo nel Palazzo Apostolico e prende il nome da un lunotto affrescato con episodi della vita di Eliodoro, uomo ostile alla Chiesa.

Sala di Costantino: una delle stanze postume affrescate grazie ai cartoni creati dallo stesso Raffaello prima della sua morte, il tema principale sono storie sulla vita di Costantino Magno.

Oltre a queste 4 stanze, al complesso vengono solitamente associate anche la Cappella Niccolina, una cappella privata del papa, e la Sala dei Chiaroscuri, affrescata seguendo disegni di Raffaello (non accessibile al pubblico).

La storia delle Stanze

Pare che le stanze di Raffaello nacquero con il pontificato di Giulio II (1503 circa) il quale decise di cambiare la sua residenza rispetto ai predecessori. Il papa scelse l’ala nord del secondo piano del Palazzo Apostolico e commissionò lavori di restauro e di decorazione.
Alcune testimonianze  spiegano come le stanze scelte da papa Giulio II avessero già importanti affreschi del Quattrocento, capolavori di artisti del calibro di Piero della Francesca, Bartolomeo della Gatta e Luca Signorelli.
Le decorazioni delle stanze vennero inizialmente affidate ad artisti come Lorenzo Lotto e il Perugino, ma il loro lavoro non riuscì a convincere il papa. Si pensa che il nome di Raffaello fu suggerito dal conterraneo Bramante, che in quegli anni si stava occupando della ricostruzione della Basilica Vaticana.
Iniziate tra il 1508 e il 1509, le decorazioni delle sale continuarono anche con il pontificato successivo (quello di Leone X) e durarono fino a dopo la morte di Raffaello.

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La Galleria delle Carte Geografiche

Non si può non citare la Galleria delle Carte Geografiche quando si parla dei Musei Vaticani: un corridoio lungo 120 metri e largo 6 con la rappresentazione dell’Italia come era nel XVI secolo:  importante sia dal punto di vista artistico che per quello simbolico, la Galleria spiega moltissimi dettagli del Bel Paese nel Cinquecento.
Fa parte dei Musei Vaticani e insieme alle Stanze di Raffaello, al Museo Pio-Clementino  alla Pinacoteca e ovviamente alla strepitosa Cappella Sistina (qui per assicurarvi l’ingresso prioritario) è una delle cose che non dovete assolutamente perdervi.

Cosa visitare alla Galleria delle Carte Geografiche

Tra i meravigliosi dipinti della Galleria delle Carte Geografiche troviamo rappresentate tutte le regioni italiane dell’epoca, complete della pianta di una o più città principali della regione.
Due carte costituiscono la Puglia, una carta l’Abruzzo e tre le Marche, con le città di Macerata, Loreto, Pesaro-Urbino. Quattro sono le carte per Veneto, Lombardia, Friuli e Trentino: al tempo inglobati nel dominio veneziano. Il Lazio è invece rappresentato in due carte geografiche, con una spettacolare pianta di Roma.
Da notare l’inclusione di una carta dell’Istria, al tempo parte del Friuli Venezia Giulia, e della provincia di Avignone, sede papale.

La volta della Galleria delle Carte Geografiche è inoltre dipinta con episodi miracolosi avvenuti nella regione in questione, la cui mappa è disegnata sulle pareti. In questo modo, il progetto volle rappresentare l’Italia come un territorio a cui è stata concessa grazia divina.

A completare la Galleria, le riproduzioni della vista dai porti delle principali città marinare del Cinquecento: Ancona, Venezia, Civitavecchia e Genova.
Le regioni e città rappresentate nella Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani dimostrano quale fosse la conoscenza del territorio italiano nel Cinquecento. Oltre a stupire per la prossimità con la quale si percepiva il mondo, le carte geografiche testimoniano una unità simbolica della nazione, anticipata rispetto a quella storica.
Da notare che i riferimenti geografici che conosciamo oggi, il nord e il sud, non erano validi nel Cinquecento. Pertanto, è normale se alcune mappe risultano capovolte.

Come raggiungere la Galleria delle Carte Geografiche

Chi acquista un biglietto di accesso ai Musei Vaticani non può perdere una delle attrazioni più importanti del complesso museale. È necessario attraversare la Galleria delle Carte Geografiche per raggiungere la Cappella Sistina. Questo immenso salone è quindi attraversato da moltissimi turisti ogni giorno, ma non sempre viene apprezzato nel suo splendore totale.
Viste le lunghissime code all’ingresso dei musei vi consigliamo di procurarvi i biglietti on line che vi daranno diritto all’accesso prioritario

Storia della Galleria

La Galleria delle Carte Geografiche fu realizzata su volere di papa Gregorio XIII e grazie al lavoro di numerosi artisti. I lavori diretti dal matematico Ignazio Danti iniziarono nel 1581 e terminarono nel 1583.
L’idea del costruttore fu quella di condurre i visitatori in un viaggio lungo gli Appennini, con uno sguardo sulla costa tirrenica ad ovest e la costa adriatica a est. Gli artisti furono infatti chiamati a rappresentare le carte geografiche delle varie regioni italiane, delle città più grandi e dei porti più importanti del Paese.
Tra i più noti artisti che lavorarono al progetto della Galleria troviamo Cesare Nebbia, i fratelli Bril, Girolamo Muziano e molti altri. La volta fu invece dipinta da Antonio Tempesta.

Il Museo Gregoriano Egizio

Fondato da papa Gregorio XVI nel 1839, il Museo Gregoriano Egizio è parte dei Musei Vaticani e conserva ampie collezioni di opere d’arte e reperti portati a Roma dall’Antico Egitto in epoca antica.

Come visitare il Museo Gregoriano Egizio

Il Museo Gregoriano è visitabile all’interno dei Musei Vaticani. Pertanto, il biglietto d’accesso a questo stupendo museo include anche altre bellissime attrazioni da non perdere come la Pinacoteca le Stanze di Raffaello la Galleria delle Carte Geografiche e ovviamente alla strepitosa Cappella Sistina (qui per assicurarvi l’ingresso prioritario
Le file all’ingresso sono sempre molto lunghe perciò il nostro consiglio è quello di procurarvi i biglietti on line. Risparmierete tempo ed energie per la visita!
L’ingresso ai Musei Vaticani è compreso nell’ Omnia Card

Cosa vedere al Museo Gregoriano Egizio

Il Museo Gregoriano Egizio, parte dei Musei Vaticani, ospita importanti collezioni di arte egizia. Mummie, sarcofagi, suppellettili e molto altro ancora.
Famosi sono i papiri tra cui il Libro dei Morti, un papiro di circa 30 pagine utilizzato al tempo per scrivere delle formule magiche e religiose per accompagnare il defunto fino alla vita ultraterrena.
La maggior parte dei reperti proviene dalla Villa di Adriano a Tivoli ed è esposta in 9 sale in base al tema e al periodo di realizzazione.

La prima sala ospita stele, monumenti ed oggetti dell’Antico Egitto con iscrizioni geroglifiche. Nella seconda sala, invece, reperti del culto funerario della cultura egizia, ad esempio alcuni costumi funebri.
La terza sala ospita la ricostruzione del Serapeo, il Tempio della Villa a Tivoli di Adriano. Nella quarta si trovano repliche di bassorilievi e sculture riprodotte a Roma a imitazione di quelle originali egizi.
La quinta sala, e forse la più nota, è anche detta Emiciclo. Qui sono esposte statue egizie ritrovate nei dintorni di Roma, in particolare i capolavori della scultura faraonica. Tra questi i famosi Colossi di Tolomeo II e Arsinoe II, sculture in granito rosso datate intorno al 260 a.c. Sulla terrazza adiacente si possono ammirare invece i sarcofagi.
Seguono una collezione di bronzi egizi nella sesta sala, dove è possibile osservare la riproduzione del Ibis del dio Thot. L’uccello era simbolo del dio protettore degli scriba.

La settima sala è uno spazio dedicato interamente alle città di Alessandria d’Egitto e Palmira in Siria. Qui sono conservati oggetti dell’epoca tra il IV e il II secolo a.c. Le ultime due sale del Museo Gregoriano Egizio sono invece dedicate alla cultura della Mesopotamia e dell’Assiria.
Da osservare nell’ottava sala i reperti archeologici datati intorno al III-I millennio a.c., come sigilli, vasellami e armi. La nona e ultima sala contiene invece rilievi e iscrizioni rinvenute nell’antica Assiria durante gli scavi archeologici e donati al papa Pio IX nel 1842.

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La storia del Museo Gregoriano Egizio

Tutti i tesori del Museo Gregoriano Egizio sono parte della collezione papale iniziata a partire dal XVII secolo. Altri reperti furono invece ritrovati nei dintorni di Roma o erano provenienti dalle province esterne.
Il museo, parte del complesso dei Musei Vaticani è frutto del lavoro del padre barnabita Luigi Ungarelli, uno dei primi egittologi in Italia.
Fu inaugurato il giorno 2 febbraio del 1839 con il puro scopo di conservare il patrimonio archeologico delle culture dell’Antico Egitto e della Mesopotamia.

La Pinacoteca Vaticana

Inaugurata nel 1932, la Pinacoteca Vaticana ospita tra i le più importanti opere di artisti come Caravaggio, Raffaello, Giotto e Leonardo.
E’ un meraviglioso palazzo costruito per volere del papa Pio XI per accogliere la collezione di dipinti più importante della città del Vaticano.
Fa parte dei Musei Vaticani e insieme alle Stanze di Raffaello, al Museo Pio-Clementino  alla Galleria delle Carte Geografiche e ovviamente alla strepitosa Cappella Sistina (qui per assicurarvi l’ingresso prioritario) è una delle cose che non dovete assolutamente perdervi.
Poichè le file all’ingresso sono molto lunghe vi consigliamo di prenotare on line i biglietti. Avrete diritto all’accesso prioritario e risparmierete forze per la visita!

Ecco che cosa visitare e come farlo.

Le sale della Pinacoteca Vaticana

I 460 capolavori che costituiscono la Pinacoteca Vaticana sono esibiti all’interno del palazzo e suddivisi in 18 sale principali. Le opere vengono esposte seguendo un ordine cronologico e secondo la scuola di appartenenza.
La prima sala ospita dipinti dei cosiddetti “primitivi” italiani, artisti vissuti in epoca medievale, mentre la seconda sala è dedicata a Giotto e al periodo tardogotico. Si prosegue con la terza sala, dove si trovano dipinti di Filippo Lippi e del Beato Angelico.
Seguono alcune sale con dipinti del XV secolo. Tra questi, la sala dei polittici (pale d’altare costituite da alcuni pannelli dipinti separati) è tra le più visitate.

Le sale seguenti ospitano alcune tra le più note, nonchè  più importanti, opere di artisti italiani:

Perugino (Sala VII).
Raffaello (Sala VIII).
Leonardo (Sala IX).
La pittura veneta (Sala X).
Caravaggio (Sala XII).

Il miglior modo per visitare la Pinacoteca è quello di seguire l’ordine temporale, dalla prima all’ultima sala..

Come visitare la Pinacoteca Vaticana

Il Palazzo della Pinacoteca Vaticana è stato appositamente costruito nel Giardino Quadrato, uno spazio tranquillo e con ottima luce per esaltare naturalmente le opere d’arte.
Raggiungerlo da qualsiasi angolo di Roma è possibile con i mezzi pubblici o con i taxi. Le fermate più vicine, a circa 5 – 10 minuti a piedi dalla Pinacoteca, sono “Ottaviano” e “Largo Trionfale”.

Visitare la Pinacoteca dei Musei Vaticani è possibile dal lunedì al sabato, dalle 9.00 alle 18.00. La Pinacoteca è aperta solamente l’ultima domenica di ogni mese, la mattina tra le 9.00 e le 14.00.

I biglietti per la accedere alla Pinacoteca sono quelli per i Musei Vaticani e includono anche una delle attrazioni più note della Città del Vaticano, la Cappella Sistina.

Storia della Pinacoteca Vaticana

Il Vaticano è stato proprietario di opere d’arte fin dalla notte dei tempi. In principio, però, le opere venivano spostate di luogo in luogo, senza avere una fissa dimora. Papa Pio VI iniziò una collezione di 118 dipinti già a partire dal 1790. Questa collezione non ebbe una grande durata: il papa fu infatti costretto a trasferire in Francia alcuni capolavori, a seguito del Trattato di Tolentino del 1797.
Per vedere sorgere una vera e propria pinacoteca, intesa come uno spazio aperto alla visita del pubblico, bisogna attendere la caduta di Napoleone. Conseguentemente al Congresso di Vienna, inoltre, moltissimi capolavori vennero restituiti al Vaticano.
La collezione pontificia si ampliò via via fino a raggiungere un totale di circa 460 dipinti, visitabili a partire dal 1932 all’interno del palazzo costruito dall’architetto Luca Beltrami su volere di papa Pio XI.

Visitare i Musei Vaticani - Pinacoteca. Biglietti

Pinacoteca Vaticana, angelo musicante di Melozzo da Forlì

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Il Museo Pio Clementino

Il complesso più grande dei Musei Vaticani, il Museo Pio Clementino prende il nome dai suoi fondatori, papa Clemente XIV e Pio VI Sistemato all’interno del Palazzetto del Belvedere, questo Museo ospita tra le più importanti collezioni di arte greca e romana.
Fa parte dei Musei Vaticani e insieme alle Stanze di Raffaello, alla Pinacoteca  alla Galleria delle Carte Geografiche e ovviamente alla strepitosa Cappella Sistina (qui per assicurarvi l’ingresso prioritario) è una delle cose che non dovete assolutamente perdervi.
Il museo è compreso nella card Omnia Vatican & Rome Pass, che permette di saltare la coda.

Cosa vedere al Museo Pio Clementino

Il museo Pio-Clementino visitabile oggi nel complesso dei Musei Vaticani è collocato in 12 sale e ospita importantissime collezioni di epoca greca e romana. Inoltre, è incluso nel Museo anche il Cortile Ottagono, una volta chiamato Cortile delle statue.
Fu proprio in questo cortile che venne ospitata la prima vera collezione di sculture classiche appartenuta al Vaticano. Tra le sculture del primo nucleo collezionato da papa Giulio II anche alcune opere tutt’oggi visitabili: la statua del Laocoonte e l’Apollo del Belvedere.

Visitare il Museo Pio Clementino è una attività scelta da moltissimi turisti in visita a Roma ogni anno. La prassi vuole che il turista scelga cosa visitare partendo dalla sala ultima in ordine cronologico.
Da non perdere la Galleria delle Statue, la Sala dei Busti e la Sala delle Muse.

Cosa visitare nelle sale del Museo Pio Clementino

Moltissimi sono i capolavori da inserire nella lista di cosa vedere al Museo Pio-Clementino. Tra le prime posizioni troviamo la Galleria delle Statue con le pareti affrescate dal Pinturicchio e la sua scuola. Tra le migliori opere c’è la statua di Arianna (figlia di Minosse), una riproduzione di un’opera ellenistica del II secolo a.c. della scuola di Pergamo.  Un’altra sala importante è la Sala delle Muse. L’opera più importante di questa zona è il Torso del Belvedere, una scultura in marmo dell’artista Apollonio di Atene datata I secolo a.c.

Quando visitare il Museo Pio Clementino

Sono circa 6 i milioni di visitatori che scelgono di visitare i Musei Vaticani ogni anno e in ogni momento dell’anno. Non solo il Museo Pio-Clementino, ma un notevole numero di esposizioni, gallerie e musei.
Tutte le attrazioni sono aperte dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 18.00.
I Musei Vaticani sono chiusi la domenica, tranne l’ultima di ogni mese in orario ridotto (9-14) a meno che questa non coincida con una festività. I Musei sono infatti chiusi a Natale, nel periodo dell’Epifania, a Pasqua e nelle principali festività del calendario cristiano.

Accedere a queste ricchezza della Città del Vaticano costa 15 € per gli adulti e 8 € per i bambini. Come è noto, le code all’ingresso sono sempre lunghissime. Vi consigliamo perciò di procurarvi i biglietti on line, per saltare la coda e cominciare subito la vostra visita.

La storia

Una prima collezione papale di sculture classiche iniziò con papa Giulio II tra il 1503 e il 1513. In seguito, gli scavi archeologici effettuati nel XVIII secolo sul territorio vicino a Roma ampliarono la collezione.
La storia del museo Pio Clementino inizia con la fondazione nel 1771 da parte di papa Clemente XIV, dopo aver acquisito altre collezioni private importanti. Il suo successore Pio VI ampliò la collezione e fece costruire un ingresso monumentale.  E’ proprio da questi due personaggi, fondatori principali dell’esposizione, che il museo prende il nome.
A seguito del Trattato di Tolentino del 1797, imposto da Napoleone, alcune sculture vennero restituite alla Francia, mentre altre si aggiunsero dopo il Congresso di Vienna del 1815.

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Il Foro Romano

Racchiuso tra il Palatino, il Campidoglio, il Colosseo e Via dei Fori imperiali, il Foro Romano è sicuramente una tappa fondamentale per chi viene a visitare Roma.
Rappresentava il centro politico, giuridico, religioso ed economico della città. Insomma, era il cuore del potere romano. Camminando tra le rovine degli edifici che lo hanno caratterizzato nel corso dei secoli, non si può non pensare con emozione che qui si sono poste le basi della cultura occidentale.
Per entrare le code sono sempre piuttosto lunghe. Vi consigliamo perciò, per risparmiare tempo e fatica, di acquistare i biglietti on line.
Se siete in possesso del Roma Pass il biglietto fa parte del ticket cumulativo che permette di visitare Colosseo, Palatino e Foro Romano. Quest’attrazione è compresa anche nel Vaticano Pass.

COME ARRIVARE
Bus: Bus – 75, Bus – 780, Bus – 85, Bus – 87
Treno : FC2, Treno – FL5
Metro: LINEA B

VISITARE IL FORO ROMANO

Accedendo al Foro da Largo della Salaria Vecchia (si può entrare anche dal Palatino o dall’ingresso vicino all’arco di Tito), troverete il Tempio di Antonino ed Faustina, eretto nel 114 a.c. e trasformato in seguito nella chiesa di San Lorenzo in Miranda. Sulla destra potrete ammirare invece la Basilica Emilia, edificio pubblico risalente al 179 a.c., che era lungo 100 metri e la sua facciata era costituita da un portico a due piani.
Alla fine del sentiero arriverete sulla Via Sacra, la principale arteria del foro, e al Tempio del Divo Augusto, fatto costruire dall’imperatore Augusto sul luogo dove era stato cremato augusto e inaugurato nel 29 a.c.
Percorrendo la Via Sacra sulla destra arriverete alla Curia Iulia, sede del senato dell’antica Roma. quella che ammiriamo oggi ha l’aspetto che aveva sotto Diocleziano (284-305 d.c.), frutto di un radicale restauro risalente al 1937. Davanti alla Curia si trova il Lapis Niger, un’area quadrata, coperta di marmo nero, che indicherebbe il luogo di sepoltura o di morte di Romolo.

Al termine della Via sacra si erige maestoso l’arco di Settimio Severo, edificato in onore dell’omonimo imperatore e dei suoi figli Caracalla e Geta.
Vicino all’arco si trovano i Rostri, la tribuna degli oratori, decorata da rostri di navi nemiche. di fronte, proprio al centro della piazza del Foro, luogo di incontro e di commercio della Roma antica si erge la Colonna di Foca, imperatore bizantino del VII a.c.
Visitare il Foro Romano e il Palatino. Informazioni utili

Dietro la colonna ci sono otto colonne in granito, che sono tutto ciò che resta del Tempio di Saturno, uno dei più importanti della Roma antica e dove veniva conservato il tesoro dello stato (erario). Alle sue spalle da nord a sud si trovano le rovine del Tempio della Concordia, le tre colonne rimaste del Tempio di Vespasiano e il Portico degli dei Consenti.

Lungo la strada parallela alla via Sacra troverete la Basilica Giulia, iniziata da Giulio Cesare e terminata da Augusto. Al fondo della Basilica svettavano le tre colonne del Tempio di Castore e Polluce, chiamato anche Tempio dei Dioscuri, edificato nel V secolo. La vicina Chiesa di Santa Maria Antiqua è la più antica chiesa cristiana del Foro (datata VI secolo).
Tornando poi verso la Via Sacra incontrerete la Casa delle Vestali, dove abitavano le vergini addette alla custodia del fuoco sacro del vicino Tempio di Vesta

Risalendo la Via Sacra, superato il Tempio del Divo Romolo, arriverete alla Basilica di Massenzio, che rappresenta l’edificio più grande del Foro. Iniziata da Massenzio nel 308 e conclusa da Costantino, era lunga 100 metri e larga 60. Poco oltre c’è l’Arco di Tito,  edificato nell’81 d.c, dopo la morte dell’imperatore Tito, figlio di Vespasiano, a celebrazione della vittoria sui ribelli di Gerusalemme.

IL PALATINO

Situato tra il  Velabro e il Foro Romano, il Palatino è una delle zone più antiche della città. Secondo la tradizione qui si trovav il primo insediamento di Roma, fondata attorno alla metà dell’VIII secolo a.c. Qui gli scavi hanno portato alla luce resti di capanne e tombe risalenti all’età del ferro e la fortificazione più antica, databile proprio all’VIII secolo a.c.
Sede di importanti culti cittadini, come quello della Magna Mater (la dea Cibele), fra il II e I secolo a.c. divenne il quartiere residenziale dell’aristocrazia Romana . E’ un esempio la Casa dei Grifi, che conserva bellissime decorazioni pavimentali e pittoriche. Il Palatino inoltre, dopo che Augusto lo scelse come sede della sua residenza, divenne il luogo dei palazzi imperiali.
Qui si trovavano la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Aurea e la Domus Flavia. Proprio per questo nel corso del tempo il toponimo Palatium è diventato sinonimo di Palazzo.
I manufatti più significativi ritrovati nel corso degli scavi sono conservati nel Museo Palatino, dove al piano terra sono esposti i reperti che riguardano la storia più antica, mentre al primo piano potrete ammirare opere d’arte del periodo imperiale.

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Il Colosseo – Come è fatto?

Simbolo della capitale per eccellenza e capolavoro architettonico della Roma antica, il Colosseo è l’attrazione più visitata della città, con quasi cinque milioni di visitatori all’anno.
Non potete quindi mancare di includerlo nel vostro itinerario per visitare Roma, sia che veniate nella capitale per un paio di giorni, sia che abbiate invece la possibilità di soggiornare per più tempo.

Simbolo della capitale per eccellenza e capolavoro architettonico della Roma antica, il Colosseo è l’attrazione più visitata della città, con quasi cinque milioni di visitatori all’anno.
Non potete quindi mancare di includerlo nel vostro itinerario per visitare Roma, sia che veniate nella capitale per un paio di giorni, sia che abbiate invece la possibilità di soggiornare per più tempo.

Il Colosseo, ve lo garantiamo, vi lascerà a bocca aperta, sia per le sue spettacolari dimensioni (è infatti l’anfiteatro romano più grande del mondo) sia per l’impatto emotivo che avrà su di voi (non si può rimanere impassibili davanti al fatto che l’edificio rappresenta una prova della grande crudeltà e della ferocia caratteristica dei tempi antichi ).

Dal momento che per visitare questa attrazione le code sono infinite, vi consigliamo di munirvi del biglietto on line salta coda, risparmierete così tempo che potrete dedicare alla visita delle altre meraviglie della capitale.

Ma come era fatto il Colosseo?

Qui di seguito vi forniamo alcune notizie riguardo la struttura di quello che è stato il modello per tutti gli stadi sportivi successivi.

Le mura esterne

Un tempo erano interamente ricoperte di travertino. Sono divise su tre livelli di archi inquadrati da paraste (pilastri inglobati nella parete) con capitelli tuscanici (livello più basso), ionici (livello intermedio) e corinzi (livello più alto). Le arcate del livello intermedio e di quello più alto erano abbellite con delle statue, mentre la parte più alta, che presenta finestre e lesene corinzie è caratterizzata dai supporti per i 240 montanti che dovevano sostenere il velario, un enorme tendone di tessuto che ricopriva l’arena.

Al piano terra ci sono 80 ingressi ad arco (vomitoria), che permettevano agli spettatori di entrare e sedersi in pochi minuti.

L’arena

In origine aveva un pavimento di legno ricoperto di sabbia in modo che i gladiatori non potessero scivolare e che il sangue versato venisse assorbito.

L’arena poteva anche venire allagata in occasione delle battaglie navali (naumachie). Grazie ad alcune botole si accedeva agli ambienti e ai passaggi sotterranei che costituivano l’ipogeo.

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I posti a sedere

La cavea, l’area riservata agli spettatori era suddivisa in tre parti: i senatori sedevano nelle file più in basso, i cittadini ricchi in quelle di mezzo e la plebe in quelle in alto. Le donne, ad eccezione delle vestali, erano relegate nei settori in cima.
Come al giorno d’oggi gli spettatori avevano un biglietto numerato che indicava un posto a sedere in una zona precisa.

Davanti alle file dei posti a sedere si trovava una larga terrazza (il podium), dove prendeva posto l’imperatore, i senatori e le personalità di riguardo.

L’ipogeo

I sotterranei si estendevano sotto tutta la struttura ed erano deputati all’immagazzinamento delle scenografie. Era il luogo dove venivano costruite le scenografie per le battaglie navali che erano poi issate con un complesso sistema di carrucole. I gladiatori raggiungevano l’ipogeo direttamente dalla schola adiacente, mentre gli animali feroci venivano fatti arrivare dal monte Celio, dove c’era uno “zoo”, in cui le bestie erano rinchiuse in gabbie costruite nelle muratura. Di qui gli animali venivano fatti arrivare al Colosseo con un montacarichi.

Se volete sapere di più sull’attrazione più visitata di Roma, visitate la pagina sulle dieci curiosità sul Colosseo che forse non sapevate

Il Colosseo – 10 Curiosità tutte da scoprire

“Finché esisterà il Colosseo, esisterà anche Roma; quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma; quando cadrà Roma, cadrà anche il mondo”
(profezia del Venerabile Beda, VIII d.c.).
Simbolo della grandezza e del potere di Roma, l’Anfiteatro Flavio, è il più famoso e imponente monumento della Roma antica e attrazione che richiama ancora, dopo duemila anni, circa 5 milioni di visitatori l’anno.
Perciò, sia che programmiate una toccata e fuga, sia decidiate di visitare Roma in 3 giorni o più, una tappa al Colosseo è d’obbligo.

Quando fu costruito

L’anfiteatro fu fatto costruire dall’imperatore Vespasiano sui terreni del vasto complesso della Domus Aurea neroniana. I lavori iniziarono nel 72 d.c. e terminarono nell’80 d.c. sotto l’imperatore Tito. La cerimonia di inaugurazione durò ben 100 giorni durante i quali furono uccisi ben 5.000 animali.

Le dimensioni

La forma del Colosseo non è rotonda, ma ovale. Si tratta infatti di un’enorme ellisse con un perímetro di 527 metri. In origine era alto 52 metri ma oggi la sua altezza è pari a circa 48 metri. Queste dimensioni ne fanno l’anfiteatro più grande al mondo. In cima c’erano 240 montanti che sostenevano il velario, un enorme tendone di tessuto che ricopriva l’arena. Gli spettatori accedevano da 8o ingressi ad arco (vomitoria) e riempivano il Colosseo in pochi minuti

La Capienza

L’anfiteatro Flavio poteva ospitare 50 mila spettatori

L’origine del nome

Il Colosseo in origine si chiamava Anfiteatro Flavio, in onore dell’illustre famiglia dei Flavi a cui appartenevano gli imperatori Vespasiano, Tito e Domiziano, che diedero inizio e portarono a termine i lavori di costruzione.
Il nome Colosseo risale al medioevo e fa riferimento non alle sue dimensioni, ma alle dimensioni del Colosso di Nerone, una gigantesca statua che si trovava al suo fianco.
Un’altra ipotesi è che il nome derivi dalla sua posizione, perché sorgerebbe su un colle dove un tempo si trovava un tempio di Iside (da cui “Collis Isei”).

Gli usi

Oltre che per i combattimenti dei gladiatori, il Colosseo venne usato anche come piscina per le naumachie, ovvero le rappresentazioni delle battaglie navali. Un docente di ingegneria civile ed ambientale all’Università di Edimburgo, Martin Crapper, ha ipotizzato che l’acqua scorresse attraverso una serie di pozzi interni e tubazioni poste sotto le tribune e ha calcolato che il tempo impiegato a riempire tutta l’arena fosse di circa 7 ore.

Gli spettacoli

Al Colosseo gli spettacoli duravano una intera giornata. Gli spettatori erano costretti così a portarsi morbidi cuscini da casa per riuscire a stare seduti sui duri sedili di pietra.

Posti a sedere

Ai giochi che si svolgevano nel Colosseo poteva partecipare tutto il popolo. Le distinzioni di classe erano effettuate solo per i posti a sedere. La cavea era infatti divisa in tre parti:i senatori sedevano nelle file più in basso, i cittadini meno abbienti in quelle mediane e la plebe nelle più alte. Le donne (eccetto le vestali) erano relegate in cima. Per le classi più abbienti i posti erano in marmo, mentre per il popolo i sedili erano in legno. Come oggi, tutti erano muniti di biglietto numerato e ogni spettatore aveva un posto assegnato nel posto specifico.
Il podium, una larga terrazza posta davanti alle fila dei posti a sedere, era destinata all’imperatore e ai senatori e altre personalità di riguardo.

Come un giardino

Dopo il suo declino avvenuto in seguito alla fine dell’impero, il Colosseo si coprì di piante, alcune esotiche, che crebbero favorite anche dal microclima dell’anfiteatro. Sarebbero infatti circa 350 le specie di piante che per secoli sono state studiate da esperti di botanica.

Il Colosseo come cava

Durante il Rinascimento venne usato come cava di travertino e di marmo per la costruzione di molti edifici tra cui Palazzo Venezia e Palazzo Barberini. Si cessò di prelevare materiale dall’Anfiteatro Flavio solo nel XVIII secolo, quando ritornò l’amore per le antiche vestigia romane. È stato calcolato che è rimasto solo un terzo della costruzione originale.

Tra le sette nuove meraviglie del mondo

Dal 2007 il Colosseo è annoverato tra le sette nuove meraviglie del mondo insieme alla Grande muraglia cinese, l’antica città di Petra in Giordania, la statua del Cristo Redentore a Rio in Brasile, le rovine di Machu Picchu in Perù, le piramidi di Chichén Itzà in Messico e il Taj Mahal in India.

Se siete curiosi di saperne di più sul principale simbolo di Roma  consultate la pagina Come è fatto il Colosseo?

La cupola di San Pietro

Simbolo della Città del Vaticano e di Roma Stessa, la cupola di San Pietro, per i romani “er Cupolone”, è una delle cupole in muratura più grandi del mondo, capolavoro artistico che segna il passaggio dall’architettura rinascimentale a quella barocca.
Qualunque sia la durata del vostro soggiorno per visitare Roma, costituirà sicuramente una tappa fondamentale dell’itinerario che vi condurrà alla scoperta della città eterna.
Non potete tornare a casa senza averla vista! Se avete tempo vi consigliamo di provare l’esperienza di salire fino in cima. I gradini sono 551 e potrete scegliere se salirli tutti a piedi (il biglietto costa 8 euro), oppure prendere l’ascensore fino più o meno metà strada (il biglietto costa 10 euro), per poi continuare a piedi e salire 320 gradini.
La salita è lunga e stretta, ma una volta arrivati in cima alla cupola della Basilica di San Pietro verrete ricompensati da uno strepitoso panorama sui tetti di Roma. Potrete ammirare la città da ben 130 metri d’altezza!
L’ingresso della cupola si trova sul lato destro del portico ed è indicata da cartelli.
Se decidete di arrivare con la metropolitana dovete prendere la linea A e scendere alla fermata Ottaviano San Pietro.

CONSIGLI PRIMA DI SALIRE

  1. Evitate di andare nelle ore di punta (8.30-11.00 circa) optando invece per l’orario di pausa pranzo, tranne la domenica durante e dopo l’Angelus del Papa che ha inizio alle 12.00.
  2. Ricordatevi di non portare con voi cose che potrebbero far suonare il metal detector e ritardare così la fila.
  3. Vestitevi con abiti consoni alla sacralità del luogo. No quindi a minigonne, pantaloncini o canottiere.
  4. Se avete problemi di cuore o siete  claustrofobici evitate di salire. L’esperienza non è inoltre consigliabile se avete con voi bambini piccoli.

Progettata da Michelangelo Buonarroti a partire dalla fine del 1546, fu interrotta alla sua morte nel 1564, quando la sua costruzione era giunta all’altezza del tamburo. Continuarono i lavoro Giacomo della Porta e Domenico Fontana che riuscirono, grazie al lavoro di circa 800 operai a terminare l’opera a tempo di record, in soli 22 mesi, nell’estate del 1590.
Durante il pontificato di Clemente VIII (1592-1605) venne completata la lanterna e si rivestì la cupola di lastre di piombo. Nel 1593 venne collocata sulla cuspide della lanterna la grande sfera di bronzo dorato sormontata dalla croce, opera di Sebastiano Torrigiani.

Cupola di San Pietro: com’è fatta

L’ESTERNO

Di forma ogivale, diversa da come era stata progettata da Michelangelo, la cupola di San Pietro ha una struttura a doppia calotta che si eleva su un basamento diviso in 3 parti. Da questo partono gli otto contrafforti del tamburo, costituiti da doppie colonne inquadranti delle finestre. I contrafforti sostengono una trabeazione, su cui sovrasta un attico decorato con pannelli con decorazioni vegetali.
La cupola ha degli abbaini che permettono alla luce di entrare all’interno. La lanterna è invece formata da tre diverse decorazioni: la parte inferiore ha colonne binate, la mediana delle volute e la parte superiore dei candelabri.
Completa la cupola una sfera di bronzo sormontata da una croce.

L’INTERNO

All’interno della Basilica il cavo della cupola di San Pietro si eleva per 117,57 metri. La sua struttura è sorretta da quattro possenti pilastri intitolati a quattro santi, le cui statue sono poste in nicchie disegnate dal Bernini. Ognuna delle statue custodiva una preziosa reliquia: la punta della lancia di Longino che trafisse il fianco del Cristo, il sudario usato dalla Veronica per asciugare il volto di Gesù che vi rimase impresso, un frammento della croce trovato da Sant’Elena, la testa di Sant’Andrea.
La decorazione interna fu progettata da Goiseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino: Nelle lunette della base ci sono raffigurati sedici vescovi e patriarchi, immediatamente sopra compaiono la Vergine Madre, Cristo, San Giovanni e i dodici Apostoli. A seguire vennero realizzati i mosaici di quattro ordini di angeli con tanto di cherubini e serafini. La base della lanterna è decorata da un cerchio blu pieno di stelle e al centro della lanterna è dipinta l’immagine di Dio.
Nell’anello interno a chiusura della lanterna si trova la scritta: S. PETRI GLORIAE SIXTUS PP. V. A. MDXC PONTIF. V (A gloria di San Pietro, papa Sisto V, nell’anno 1590 del suo pontificato).

SALIRE SULLA CUPOLA DI SAN PIETRO

Il primo punto di arrivo della salita, sia che decidiate di effettuarla a piedi o invece in ascensore, è la balconata posta alla base della cupola. Da qui, guardando in basso potrete apprezzare il meraviglioso baldacchino del Bernini e tutto l’interno della basilica. Alzando gli occhi potrete godere dei bellissimi mosaici che decorano il cavo della cupola.

Dal balcone, per arrivare il cima, fin sotto la sfera d’oro, bisogna salire i gradini di una stretta scala a chiocciola che passa tra le due calotte (i gradini  sono piccoli e obliqui ma c’è una corda a cui tenersi per aiutarsi nella salita). Questa è la parte più faticosa ma sicuramente la più affascinante.

Una volta usciti sul terrazzo la vista, a 360 gradi, è impagabile: Roma è letteralmente ai vostri piedi, con tutte le sue attrazioni che l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Potrete anche avere una bellissima vista su città del Vaticano e suoi magnifici giardini. Le foto sono d’obbligo!

Città del Vaticano vista dalla Cupola di San Pietro

Città del Vaticano vista dalla Cupola di San Pietro

PREZZI E ORARI

1 ottobre -31 marzo dalle 7.30 alle 17.00
1 aprile – 30 settembre  dalle 7.30 alle 18.00

€ 8.00 salita a piedi dei 551 gradini
€ 10.00  con ascensore fino al livello del terrazzo e poi prosegue a piedi (320 gradini)
N.B: il biglietto si può pagare solo in contanti